Pomodoro Re Umberto: la storia del pomodoro scomparso

Pomodoro_Re_Umberto

Ci sono prodotti che fanno parte della nostra storia senza che ce ne rendiamo conto.
Ingredienti che per generazioni sono stati coltivati negli orti di famiglia, utilizzati per preparare conserve e sughi e poi, lentamente, sostituiti da varietà più moderne e produttive.

È proprio questo il destino che ha rischiato di avere il pomodoro Re Umberto, conosciuto anche come Fiascone: un'antica varietà della Costiera Amalfitana che, dopo essere stata per decenni un'eccellenza ricercata, è quasi scomparsa.

Ma perché questo pomodoro è così speciale?

Perché si chiama Re Umberto?

Il nome è forse la parte più curiosa della sua storia.

Il pomodoro Re Umberto deve infatti il suo nome a Umberto I di Savoia, re d'Italia.

Secondo la tradizione, la varietà venne associata al sovrano in occasione della sua visita a Napoli nel 1878. Da qui il nome “Re Umberto”, che contribuì a costruire attorno a questo pomodoro l'immagine di una varietà particolarmente pregiata, quasi un vero e proprio “re dei pomodori”.

Un nome importante per un pomodoro che, all'epoca, era considerato davvero speciale.

E non soltanto per il suo nome.

Il Re Umberto era apprezzato per il sapore intenso, e soprattutto per la sua versatilità: poteva essere consumato fresco, ma era particolarmente adatto alla preparazione di passate e sughi.

Come è scomparso il pomodoro Re Umberto?

Come può una varietà così apprezzata diventare quasi introvabile?

Nel corso del tempo, i semi del Re Umberto vennero confusi e mischiati con quelli di altre varietà.

Contemporaneamente, altre varietà iniziarono a conquistare spazio nei campi e nel mercato.

Il Re Umberto venne progressivamente sostituito e divenne sempre più difficile trovare quello autentico. La situazione arrivò al punto che la varietà venne cancellata rendendone ulteriormente difficile la reperibilità. 

Ed è proprio da qui che nasce il suo soprannome più suggestivo: il pomodoro scomparso.

Non perché fosse completamente estinto, ma perché era quasi sparito dalla coltivazione e dalla memoria comune.

Il Re Umberto che sopravviveva negli orti di Tramonti

Per fortuna, la storia non finisce qui. Mentre il Re Umberto diventava sempre più raro, alcuni agricoltori della Costiera Amalfitana continuarono a coltivarlo per il consumo familiare.

A Tramonti, i semi venivano conservati e tramandati di mano in mano, di famiglia in famiglia, attraverso le diverse contrade del territorio. Questa pratica ha permesso alla varietà di sopravvivere.

Ogni estate, dopo la raccolta, si preparavano le conserve di pomodoro per affrontare tutto l'anno.

Un rito che ancora oggi viene ricordato con un'espressione semplice e bellissima: “fare le bottiglie”.

Il pomodoro raccolto durante l'estate diventava così una riserva per i mesi successivi.

Il pomodoro scomparso che torna in cucina

Forse è proprio questo il bello delle varietà antiche.

Non raccontano soltanto la storia di un alimento, ma quella delle persone che hanno scelto di non lasciarlo scomparire.

Il Re Umberto avrebbe potuto diventare soltanto una varietà ricordata nei libri e nelle testimonianze degli agricoltori.

Invece, grazie al lavoro di chi ne ha conservato i semi e continuato a coltivarlo, oggi possiamo ancora conoscerlo, assaggiarlo e portarlo sulle nostre tavole.

È proprio questa storia che abbiamo voluto racchiudere nella nostra Passata di pomodoro Re Umberto.

Un prodotto semplice solo all'apparenza: dentro ogni barattolo c’è una storia che arriva dalla Costiera Amalfitana., il lavoro di chi l'ha preservata e il sapore di una tradizione che rischiava di andare perduta.

Novità, promozioni e trucchi del mestiere!

Iscriviti alla Newsletter per entrare a far parte della nostra community e scoprire tutti i nostri segreti!