I Segreti di Conserviamo

Il pomodoro appuntito: storia e tradizione del Piennolo

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Il pomodoro appuntito: storia e tradizione del Piennolo

Ci sono prodotti che raccontano un territorio ancora prima di arrivare in tavola.

Il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio è uno di questi.

Piccolo, rosso, dalla caratteristica punta e con una buccia particolarmente resistente, cresce sulle pendici del Vesuvio e porta con sé una storia fatta di terra vulcanica, sole, tradizione contadina e un modo davvero particolare di conservarlo.

Perché il Piennolo non è semplicemente un pomodoro.

È un pezzo della tradizione vesuviana.

Ma perché si chiama Piennolo?

La prima cosa che colpisce è il nome.

“Piennolo” è legato proprio al modo in cui questi pomodorini vengono tradizionalmente conservati: raccolti e riuniti in grandi grappoli, chiamati “piennoli”, che vengono legati e lasciati sospesi in un luogo asciutto e ventilato.

È un metodo di conservazione semplice, nato dalla necessità di poter avere pomodori a disposizione anche durante i mesi invernali.

E così, invece di finire subito in cucina, i pomodorini venivano lasciati appesi, trasformando quasi la conservazione stessa in una parte del paesaggio delle case vesuviane.

Quel piccolo “pizzo” che lo rende riconoscibile

Il Piennolo si riconosce anche a colpo d'occhio.

Il frutto è piccolo, dalla forma ovale o leggermente allungata, con una caratteristica punta all'estremità. La buccia è spessa e il pomodorino ha una consistenza particolarmente elevata.

Ma è soprattutto il sapore a renderlo particolare: intenso, vivace e con quel piacevole equilibrio tra dolce e acidulo che lo rende perfetto per tante preparazioni della cucina campana.

Insomma, piccolo sì. Ma con parecchio carattere.

Il Vesuvio fa la sua parte

Non è un caso che questo pomodorino sia così legato al Vesuvio.

Il terreno vulcanico, il sole e le differenze di temperatura tra il giorno e la notte contribuiscono a dare al Piennolo le sue caratteristiche così particolari.

Qui la natura fa la sua parte, ma non è l'unica protagonista.

C'è anche il lavoro di chi, generazione dopo generazione, ha imparato a coltivare e conservare questo piccolo pomodoro seguendo tecniche profondamente legate al territorio.

Nel corso del tempo, nell'area vesuviana si sono diffuse diverse varietà ed ecotipi, tra cui il Principe Borghese, la Lampadina, la Fiaschella e altre tipologie locali.

Il piennolo non è solo da guardare

Ed è qui che il Piennolo diventa davvero interessante.

Perché dietro quel grappolo di pomodorini appesi c'è soprattutto un ingrediente estremamente versatile.

Il suo gusto intenso lo rende perfetto per dare carattere a una semplice pasta al pomodoro, ma anche per accompagnare una pizza, arricchire una bruschetta o preparare piatti in cui il pomodoro deve essere il vero protagonista.

E c'è un'altra preparazione che racconta bene la tradizione vesuviana: “a pacchetelle”.

Il Pomodorino del Piennolo viene tagliato a metà o a spicchi e conservato in barattolo, seguendo una lavorazione manuale che il disciplinare riconosce come tradizionalmente legata all'area vesuviana.

Dal Vesuvio alla tua cucina

È proprio questa tradizione che vogliamo portare anche nella tua cucina, con quattro diverse versioni del Piennolo, tutte da scoprire e utilizzare in tanti modi diversi.

Puoi scegliere il Pomodoro Principe Borghese Rosso intero nel suo sugo, il Pomodoro Principe Borghese Giallo intero nel suo sugo, oppure provare le più pratiche Pomodoro Principe Borghese Rosso a Pacchetelle e Pomodoro Principe Borghese Giallo a Pacchetelle.

Quattro versioni, due colori e tante possibilità in cucina.

Basta aprire il barattolo, lasciarsi ispirare e portare in tavola tutto il sapore del Vesuvio.

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